Cucina Tradizionale
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Cucina povera e cibo quotidiano
I prodotti tipici del territorio hanno le loro radici nel cibo quotidiano della civilta’ contadina e in quello delle grandi ricorrenze. La cosiddetta cucina ‘povera’ sinonimo di cucina semplice, sana, genuina. E’ basata sull’amalgama di pochi prodotti ma elaborati con cura e fantasia. Impastare acqua e farina e’ il primo cibo elaborato dall’uomo per fare pane, pasta e pizza. Insieme si mangiavano uova, formaggi e verdure di campo, e anche zuppe e legumi.
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Il cibo delle feste
Il cibo quotidiano aveva, nel corso dell’anno, momenti di particolare rilievo legati alle feste calendariali e ai grandi eventi della vita agropastorale o familiare. All’ora la cucina diveniva ricca, abbondante. Sempre, pero’, nel segno della tradizione. Per le grandi feste religiose si introduceva la carne, assai scarsa in altri giorni dell’anno: a Natale si mangiava il cappone; a Pasqua l’agnello, i capocolli, le uova e la coratella; a Ferragosto la gallina e l’oca. Il tutto accompagnato dai crostini di fegatini di pollo e di cacciagione. La selvaggina era presente in modo piu’ continuativo, poiche’ la caccia era molto praticata. Tagliatelle con il sugo d’oca e oca arrosto per il pranzo della trebbiatura, ma anche per matrimoni e nascite. Ciambelloni di vino e maritozzi; pane col mosto, mosto scotto, biscotti al mosto e ‘vernaccio’ per la vendemmia. Pizze dolci e salate per Pasqua. Maccheroni dolci per Natale o per Ognissanti. Frittelle per San Giuseppe. Biscotti d’anice e ‘portugalli’ per Sant’Antonio Abate (17 Gennaio). Polpette di carne e tozzetti per San Biagio (3 Febbraio). Castagnole e chiacchiere per Carnevale. Latte cagliato per l’ascensione. Per San Giovanni (24 Giugno) le lumache. Fave per la ricorrenza dei morti. Castagne e vino nuovo per San Martino (II Novembre). Maiale a Gennaio, quando veniva preparato per la conservazione.
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I menu delle feste
PER LA VIGILIA DI NATALE
Si preparano le frittelle e i crostini di cavolfiore. Il primo e’ dato da ‘pancotto’ (zuppa a base di pane raffermo), minestre di legumi, come pasta e ceci e zuppa di ceci e castagne, oppure da spaghetti con sugo di alici. I secondi sono fatti di pesce: tradizionale l’anguilla marinata, il baccala’ con l’uvetta o con le prugne, oppure le alici.
PER IL GIORNO DI NATALE
La tradizione piu’ consolidata e’ quella del brodo di cappone o di tacchino con cappelletti rigorosamente fatti a mano. E’ usanza mangiare maccheroni dolci conditi con cioccolato e noi tritate finemente. I secondi piatti sono dati da cappone arrosto, spesso ripieno, e con contorno di gobbi. Tra i dolci si ricordano il pampepato, i mostaccioli, le nociate, i biscotti con l’anice e i cavallucci.
PER LA COLAZIONE DI PASQUA
Dopo il digiuno della Quaresima, la colazione di Pasqua era l’insegna dell’abbondanza e della varieta’ di cibi. Ecco allora le uova sode dipinte e benedette il giorno del Sabato Santo, poi frittata alle erbe. Ancora carciofi fritti, pizza al formaggio fatta con pasta lievitata con uova, formaggio a pezzi e grattugiato, da mangiare con il capocollo o il lombello, che, secondo la tradizione, dal momento della macellazione del maiale era usanza aprirlo solo la mattina di Pasqua. Ancora coratella di agnello. All’insegna della tradizione anche la pizza dolce, pasta lievitata con aggiunta di uova, strutto, zucchero e profumata con cannella o arancio, decorata poi a piacere.
PER LA TREBBIATURA
Alle tavole imbandite per i contadini, si servivano crostini con pate’ di fegatini, tagliatelle con il sugo d’oca e oca arrosto. Per dolce: biscotti e crostate. La mattina, come colazione insieme al vino, venivano portati i bocconcelli.
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